Pubblicazione Tesi di Dottorato di un nostro professore

Siamo lieti di condividere la pubblicazione accademica di un nostro docente, il prof. Eugenio Buriano.

Il volume è il risultato del suo percorso dottorale, ed è stato edito per Orthotes (Casa Editrice specializzata in Filosofia) grazie al Premio Parini-Chirio di cui è stato insignito.

Qui di seguito una breve e suggestiva presentazione del saggio:

Questo scritto, uscito da poco più di un mese per i tipi di Orthotes, è un testo eccessivo: un volume ipertrofico nel percetto, iperbolico nel concetto. Un testo votato al superlativo, “iper-” su più fronti; una sorta, insomma, di iper-testo. Quale che sia il punto prescelto, tutto è lì ricapitolato. Tutto è in tutto, in questa o quella icona, ma mai come eguale, e sempre come diverso.

Vacillando tra stordimento e lucidità, queste pagine restituiscono il tono oracolare delle Enneadi, con un ritmo ipnotico e insieme incalzante, all’insegna di una logicissima quanto magica equivalenza: monismo = pluralismo.

Quel che qui si dice, lo si sa da sempre, benché occorra ogni volta saperlo di nuovo; ogni volta vale per tutte, a patto che tutte valgono per ciascuna. 

Plotino, nella sua postura olimpica, addestra a questo pensiero delle vette, e tagliente come i ghiacci iperborei, trafigge qualsiasi mediocrità per un titanico aut…aut: o tutto, o niente. Con alito di drago incenerisce la mestizia stomachevole delle neonate confessioni, e al di là di ogni macilenta tristezza suggella il destino della filosofia nell’ardore dei Greci. Estinto il nichilismo e i suoi surrogati, per il corifeo dei Pagani il parmenidismo redivivo coincide, in ultimo, con il nietzschianesimo compiuto: bisogna pervenire al punto di ebollizione in cui l’Uno tracima nei Molti, l’innatismo trabocca in empirismo, la sapienza deflagra in ignoranza, la ragione divampa come passione.

Ad alimentare questa combustione il lettore incontrerà varie dottrine – monadologia e morfologia, eterno ritorno e durée, tautegoria e Spekulation… – ognuna corollario di una più ampia logica dell’immananza. Ma oltre il teorematismo acclimatante, il pensiero più grande è quello che obbliga, con eroismo, a disfarsi di se stesso, fino a convertirsi in práxis. È quello che conflagra la sua veste dottrinaria mentre la confeziona, è quello che si oblia mentre si ricorda, o che si disdice mentre si dice. L’immananza è l’atto con cui diventiamo quel che sappiamo; è il movimento cui il singolare splende come esemplare. Con gli Antichi dunque ripetiamo: la vera conoscenza, il noŭs, resta tutta un fuoco – quello dei cieli, l’etere. L’augurio è di poter godere come le stelle nella loro fusione, di viaggiare, come le comete, a velocità prossima a quella della luce, così celeri da rimaner fermi.

Ecco che il pensiero infine si strugge per celebrare, ancora una volta, il motore immobile.